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Da Robbio a Crema...Fino a Salso!!

Domenica 22 presso il Parco di Valpometto a Robbio City si è svolto l’ultima prova del Grand Prix Provinciale FIDAL. Sette i valorosi corvi in gara per disputare una tra le più scenografiche campestri del panorama pavese. Bellissimo il colpo d’occhio che si presentava ai partecipanti dato da stupendi colori autunnali esaltati dal sole che ha scaldato una temperatura “sbrinzella” fino a farla diventare davvero gradevole.

I nostri, oltre a godersi  il percorso, si sono fatti rispettare sul percorso lungo di 6700 metri a partire da Christian che conclude quarto di categoria nella sua ultima gara da corvo e a cui tutto il gruppo fa un grosso in bocca al lupo per la nuova avventura. Il razzo Cice è secondo nella M35 dietro al fortissimo Zulian, Fabio è quarto tra i quarantenni, ma grazie all’amico Vette del Raschiani (giunto 4° assoluto) riesce ad andare a premio. Molto bene anche il Baro, Antonello, il Fozz e Andrea.

Nella stessa giornata i più afficionados della mezza si sono dati battaglia sui 21 km di Crema. Degli otto che hanno tagliato il traguardo ben quattro hanno centrato il personal best: Guido è il più veloce della spedizione tagliando il traguardo in 1.21.58, Corrado frantuma il suo tempo abbassandolo di quasi tre minuti e portando a 1.30.36, Alessandro che, dopo Monza ci ha preso gusto, abbassa nuovamente con un buon 1.34.43 e Cristiano che termina in 1.38.54. Presenti anche il Proc, la Sacchi, Balaré e il nonno a completare l’allegra brigata cremense beccata nel dopo gara a festeggiare con un buon bicchiere di birra.

Infine Vito non si accontenta di una gara qualsiasi e partecipa al campionato italiano di 50 Km di Salsomaggiore terminando le sue fatiche in  5.02.42

 

 

 

La mia Verona Marathon

 

Questa volta voglio iniziare il mio racconto dalla fine e più precisamente da dopo l'ultima curva:quando ho visto il cronometro segnare un tempo sotto il mio personale, le gambe che ne avevano ancora, la testa che faceva i conti per capire se ce la potevo fare, il pubblico che mi incitava a spingere e la vocina della Bà sopra tutte le altre che mi spingeva ancor di più...ecco questi ultimi metri interminabili, ma che ti fanno vivere sensazioni che solo chi li ha percorsi puo' capire, credetemi è goduria pura e me li sono gustati proprio tutti.

Ma andiamo in ordine iniziando dalla sveglia alle 6 con la solita domanda: ma perché faccio queste cose? Colazione veloce e poi ancora giù a dormire fino alle 8, le energie è meglio non sprecarle in lunghe ed inutili attese. Al nuovo risveglio ci si prepara e per la prima volta si partirà con la maglia da Corvo per una maratona (naturalmente mi auguro che porti fortuna). Prima di uscire dall'appartamento mi metto il solito sacchetto del "rudo" tagliato ad arte tanto che Armani mi faceva un baffo!

Vedere la gente che s'incammina verso la partenza è sempre bello e penso che, se io non ci sono tanto con il cervello, per lo meno sono in buona compagnia. Arrivato in piazza Brà saluto la Bà che va al suo punto di partenza mentre io decido di correr per 10 minuti intorno all'Arena tanto per scaldare un pochino il motore. Finito il warm-up vado alla mia griglia e noto, molto piacevolmente, che gli ingressi sono davvero blindati: impossibili da scavalcare e con addetti ai cancelli degni dei più scrupolosi buttafuori, chi non aveva il pettorale giusto veniva "rimbalzato".

Appena entrato incontro subito gli amici pavesi: Piero e poi Marco e Seve con cui condividerò quasi tutta questa avventura. Prima di partire ci si raccoglie per ricordare le vittime di Parigi e poi si attende lo sparo. Già so che la gara non sarà facile perché la gamba mi fa ancora male e perché sono parecchie settimane che mi alleno male, ma mi pongo come obiettivo quello di seguire i pacer delle tre ore e poi vedere come va.

Dopo poche centinaia di metri raggiungo Marco e Seve ed insieme si arriva a Porta Nuova e, appena superata, il primo dei due se ne va in cerca del best, mentre noi decidiamo di andare più cauti e di aspettare i nostri traghettatori; intanto dall'altra parte si incrociano quelli che stanno ancora partendo e saluto Vito, l'altro Corvo in gara.

Si sfiora Piazza Brà, poi si va verso Castelvecchio, si passa vicino all'Arco dei Gavi (il nome l'ho scoperto solo dopo) per puntare a Porta Borsari, dove siamo domiciliati per il week-end, si passa un ponte e poi via sul lungo Adige verso la periferia della città dove veniamo finalmente raggiunti dai pacer delle tre ore. Appena ci passano notiamo che forse hanno un'andatura un pochino troppo veloce, ma noi decidiamo di seguirli lo stesso dato che, per il momento, fiato e gambe non mancano. Siamo un bel gruppone e, a parte i problemi di sovraffollamento ai ristori, sembra che la fatica sia minore a stare tutti insieme. Scorrono i km, scorrono i ristori e anche i paesi della periferia veronese tanto che quasi non ci si accorge che si è rientrati in città, ma è il calore del pubblico presente lungo il percorso a ricordarlo, quindi si ripassa da Piazza Brà dove la Bà è già pronta a fare il tifo dopo aver terminato la sua 10k. Prima di uscire dalla città per la seconda volta si passa per Porta vescovo, la chiesa di San Tommaso e quella si S.Anastasia con il passaggio alla mezza in 1h29'05" e a questo punto mi balena in testa l'idea di poter attaccare il mio personale, ma aspetto gli ultimi 5 Km per provarci. Fuori da Verona si corre sul percorso già fatto in precedenza, si corre per gli stessi paesi e per fortuna le gambe stanno ancora bene. Si arriva così alla diga sull'Adige che si oltrepassa e subito dopo ci si immette su una pista ciclopedonale con qualche curva di troppo (tanto che perdiamo contatto con i pacer) ma entrambi siamo ancora lucidi e rientriamo lentamente senza farci prendere dalla frenesia, ed è questo il momento che mi fa capire che c'è ancora birra per provare ad allungare.

Arriva il 37° e come avevo pensato in precedenza decido di partire (si dice così, no?): supero, saluto e ringrazio il pacer, per fortuna il garmin mi supporta registrando passaggi intorno ai 4'05" al km. Rientro in città e dopo il 40°, si presenta davanti a me quella che dovrebbe essere l'ultima vera difficoltà: una salitella davvero tosta per chi corre da quasi tre ore, ma stringo i denti e la supero, poi giù a bomba fino a piazza Brà e quello che succede dopo l'ultima curva lo sapete già.

Dopo l'arrivo mi complimento con Marco arrivato in 2h55', poi in ordine arriva il mio pacer che ringrazio di nuovo e Severino che, con un allungo finale, scende anche lui sotto il muro delle 3 ore... grandissimo.

Adesso mi riposo un po', anzi: se vedete uno che cammina come gli zombie del video di "Thriller" di Michael Jackson non abbattetelo perché sono io 

Fabio

 

IL BRENTA, MAMELI E IL ROCK AND ROLL

Inutile scrivere che Venezia è una città stupenda e un palcoscenico suggestivo per l’arrivo di una maratona.

Esercizio meno scontato ma comunque necessario è parlare di tutto quello che precede il lungo ponte che unisce Venezia alla terra ferma.

La riviera del Brenta con le sue ricche e famose Ville e i suoi borghi si sono infatti rivelati una piacevolissima sorpresa.

La mia marcia di avvicinamento a questa maratona mi ha portato fino alla partenza di domenica senza ambizioni di personal best e con la voglia di godermi in pieno e senza troppe velleità agonistiche, il panorama e tutte quelle emozioni che solo certe manifestazioni sanno regalare.

Già il giorno prima della maratona, la trasferta è incominciata nel migliore dei modi grazie ai nuovi amici del “B. and B. River Venice” di Dolo che con la loro accoglienza e simpatia ci hanno fatto sentire davvero come persone di famiglia ( per chiunque fosse interessato alla Venice Marathon o anche solo ad un weekend sul Brenta è assolutamente un nome da tenere in considerazione) e grazie al tempo che ci ha veramente regalato due giorni di sole quasi da fine estate.

Logisticamente non è una maratona semplice ( a Venezia logisticamente nulla è semplice…) e occorre organizzarsi bene per i trasferimenti sia al luogo della partenza (Stra) che al rientro dall’arrivo (Venezia). Noi abbiamo optato per un paese, Dolo situato lungo il percorso a circa  5km dal via, e programmato un rientro da Venezia in treno.

La mattina della partenza, sotto un sole tiepido di ottobre la prima bella sorpresa è trovare il giardino di Villa Pisani, la regina delle ville venete, aperto ai maratoneti in attesa del via. Però l’adrenalina della corsa piano piano sale e diventa difficile godere a pieno di un tale paesaggio, bisogna scaldarsi e mettersi in griglia, siamo in 7000 e ci vuole il suo tempo…

L’inno di Mameli suonato dalla banda di Cittadella e cantato più o meno bene da un discreto numero di runners, emoziona veramente e fa da preludio allo sparo, che decreta la partenza.

Dopo soli tre chilometri, lasciate le ultime case di Stra lungo il Brenta si incontra il primo borgo, Dolo e il primo di una quindicina di complessi che suonano musica Rock a tutto volume. Io mi gaso “dabbruto” e un sacco di gente che urla e incita lungo la strada di certo non mi calma, quest’anno non sono molto allenato ma per 20 km attraverso comuni, ascolto buona musica e non sento la fatica….

Purtroppo, mentre chi suona si diverte, io piano piano mi stanco e, passata  Mestre e l’euforia del rock and roll  arriva il ponte della libertà lungo 4 km e veramente “troppo dritto”. Ma una maratona senza soffrire non lascerebbe ricordi indelebili e così, via anche il ponte, si giunge nella “città sull’acqua” piena di gente in festa al passaggio di sofferenti maratoneti. Il bello dei pettorali personalizzati è quello di incontrare bambini mai visti che urlano il tuo nome a squarciagola, ti battono il 5  e ti fanno sentire come un atleta di fama mondiale su e giù dai ponti attrezzati tra i canali. Piazza San Marco è un fiume di gente, letteralmente da “pelle d’oca” e al 40°km chi ha già fatto maratone sa che emotivamente si diventa vulnerabili…

Marika al 41° urla e mi spinge a non  mollare, fingo di essere fresco e la saluto ma in realtà sono alla frutta e al ponte successivo sono prossimo a camminare, poi ad un tratto sento una voce familiare e inattesa “vai gnaro!!!” io sono cotto ma non pirla, lo riconosco, quello è il buon Selogni, grande amico podista bresciano!!!!

Che piacere e che fortuna trovarlo ad uno sputo dal traguardo, lo saluto e riparto come fossi primo assoluto, tagliando il traguardo sorridendo con un dignitoso 3:41 di real time.

 

Mi abbasso leggermente per aiutare una ragazza incaricata di mettermi la medaglia al collo, un’altra maratona da fare si è appena trasformata in un ricordo indelebile scolpito nel mio cuore.

 

Renato

SU E SU PAR SCIARRPASS edizione 1 ... Buona la prima

Ricordo ancora bene quando, circa tre mesi fa, un lunedì sera, sono stato al circolo  Vallescuropasso con Nicola ad ascoltare la proposta che  il presidente “Calino”  e gli altri ragazzi volevano farci.

L’idea di organizzare una corsa tra le colline e le cantine della valle scuropasso era sembrata subito suggestiva e naturalmente abbiamo deciso di accettare previo naturalmente consenso di tutti i consiglieri.

Ricordo anche molto bene che, non appena ritornato da solo sulla mia auto, il primo pensiero è stato: “bravo Renato, Ti sei cacciato in un bel pasticcio!

In effetti l’organizzazione della corsa aveva tanti (troppi) punti interrogativi, non ultimo il supporto ridotto dovuto a impegni d’altro genere, del nostro presidente uscente (ormai non è certo un segreto) e “motore” di ogni iniziativa Nicola.

Un consiglio nuovo ancora tutto da definire, il percorso da trovare e tutta una serie di piccole incognite tipiche di questo tipo di manifestazioni sono tutti dettagli che, associati al fatto del poco tempo disponibile, non lasciavano troppo tranquilli.

Ma tante’, alle volte un po’ di incoscienza serve e cosi provando e riprovando, una volta con mia moglie, una volta con Vito, una volta con Andrea e Barbara, poco alla volta il percorso prendeva forma e si rivelava in tutto il suo splendore. 

Un po’ a piedi e un po’ con Nicola in bicicletta si valutavano varianti e si provavano salite.

Durante questa calda estate si è sudato molto su e giù dallo scuropasso e non nascondo che in un paio di occasioni mi sono detto se l’idea era buona e il gioco valeva la candela.

Alla mia età il tempo corre veloce e tre mesi passano in un volo così, fatti  i volantini, la settimana della gara arriva in fretta.

Bisogna segnare il percorso, chiamare la protezione civile e l’ambulanza, fare la spesa per i ristori e organizzare, con i gestori del Circolo, il pranzo.

In oltre, per la prima volta, in concomitanza si è deciso di organizzare una camminata con assaggi e degustazioni nelle cantine della zona.

Io non ci dormivo la notte ma nessuno si è tirato indietro e tutti quanti abbiamo fatto ancora una volta gruppo e ci siamo adoperati per creare una volta di più una bella manifestazione.

Chi ha segnato il percorso, chi ha presidiato gli incroci, chi ha gestito i ristori, 20 e forse più dei nostri tesserati,  tra nuovi e vecchi, disponibili ad aiutare e a dare il loro prezioso contributo.

La fortuna aiuta gli audaci, così, la mattina della corsa ci troviamo un cielo stupendo illuminato da un sole caldo e splendente. 

Piano piano la gente arriva (alla fine tra camminata e corsa FIASP 140 iscritti) e comincio a pensare che ne è valsa la pena. I commenti dei partecipanti che terminano il percorso alla spicciolata sono tutti positivi, riempiono di orgoglio e fanno quasi arrossire. Noi ci guardiamo in faccia e sorridiamo, i nostri sforzi e il nostro impegno è ripagato, chi ha partecipato ci farà buona pubblicità, così il prossimo anno saremo molti di più e, cosa non meno importante, abbiamo trascorso un altro weekend tutti assieme, lavorando, ridendo e scherzando.

Sapete cosa penso? Penso che il Running Oltrepò è un gruppo unito che ogni anno incontra nuovi amici e diventa ancora più grande, così non posso non ringraziare a nome di tutti le cantine di Monterucco, Valenti e  Monteguzzo che, con i loro assaggi e i loro ristori, ci hanno permesso di degustare i loro prodotti ricchi di profumi e storie delle nostre terre. Non posso non ringraziare i ragazzi del Circolo Vallescuropasso che per primi hanno creduto in questa cosa e con la loro energia e simpatia hanno reso possibile l’evento.

Non posso non ringraziare il mio collega Stefano “Steve” per le foto sul percorso e l’amico e spero presto nuovo tesserato Davide per l’aiuto di sabato nei preparativi e domenica ai ristori.

Non posso non ringraziare mio nipote Jacopo per l’aiuto prezioso di sabato ma non posso neanche dimenticare tutti i tesserati (tanti, troppi per elencarli) che ci hanno aiutato.

 

In fine una considerazione, Nicola, per sua scelta, non sarà più il nostro presidente , ma non può che essere orgoglioso del lavoro svolto e noi lo dovremo ringraziare ancora a lungo per ciò che è ora il Running Oltrepò. Di certo rimane un leader e quello non può sceglierlo.

Io non ho idea di chi sarà il  suo sostituto e chi formerà il nuovo consiglio ma sono certo che il Running Oltrepò rimarrà una bella realtà fatta di amici che condivide la passione per la corsa, sia essa un 5000 in pista, una maratona, una tapasciata o un trail in montagna.

RENATO