IL MIO PASSATORE

IL PASSATORE
Il tutto è nato dopo una chiacchierata telefonica con il mio amico Alberto il 15 marzo 2015 … entrambi reduci dalla Maratona di Brescia, mi dice che non è poi così difficile affrontare il Passatore, saremmo poi stati aiutati da Paolo (un allenatore con un'esperienza più che ventennale). Ed io, che già da qualche anno ho questo sogno nel cassetto, decido di credere più in me stessa e mi convinco che è giunto il momento di realizzarlo.
Così è partito l'allenamento con le solite quattro sedute settimanali aumentando i km e diminuendo la velocità. Ho iniziato ad usare il cardio anche se ero contraria al suo utilizzo (in 8 anni di corsa sono sempre andata a sensazione)....... ma volevo anche correre il mio sogno.
Ho corso qualche gara un po' lunga: la Maratona di Milano, i 50 km di Romagna, la Sarnico-Lovere, il trail di 37 km a Cantalupo ("Le Finestre di Pietra") ed un sabato notte a Peschiera Borromeo, durante la manifestazione 24x1ora, mi sono sparata 65 km in pista a ritmo di musica, di oleazzi di barbecue e di incitamenti dagli atleti che gareggiavano!
Durante i lunghissimi ho provato anche ad alimentarmi: vi assicuro che non è facile, soprattutto quando lo stomaco si chiude. Alla fine hanno vinto le maltodestrine (carboidrati) sciolte nell'acqua e le classiche pastigliette da sciogliere in bocca.
Scopro felicemente che anche Vito si è iscritto al Passatore....... così non sarò l'unica pazza del Running Oltrepò a correrlo!!!! Lui sarà accompagnato da Marco, Marcello ed il loro amico Davide mentre io dal mio Amò (il Bruschi) che, per non stare in pensiero, decide di aiutarmi durante tutto il percorso.
Così si arriva alla settimana ante-gara in cui, oltre a rispettare un’alimentazione più carica di carboidrati, è iniziato lo studio del regolamento e del percorso. Gli accompagnatori in auto possono raggiungerci solo dopo il 30 km a Borgo San Lorenzo.
Il Venerdì prima della partenza durante la preparazione degli indumenti, l'incertezza ed i dubbi la fanno sovrani: cosa portare?, avrò preso tutto? .... Morale: sono partita come se dovessi correre il giro del mondo, anche perché nella prima parte della gara avrebbe fatto caldo e poi con il calare del sole e con l'avvicinarsi al Passo della Colla la temperatura sarebbe andata molto giù.
Sabato mattina ore 6.30: è arrivato il momento di partire alla volta di Firenze. Durante il viaggio c'è molto traffico perché siamo a ridosso del ponte del 2 giugno e mi pare che ci sia anche il Gran Premio d’Italia del Mugello. Meno male che ho dato retta al Bruschi e mi sono preparata la schiscetta con dentro il riso in bianco. Così verso le 10 ci fermiamo in un’area picnic verso Barberino e faccio il carico di carboidrati.
Arriviamo a Firenze, parcheggiamo alla stazione e subito andiamo a ritirare il pettorale. La gente è tanta, l’atmosfera è di festa e nel caos riesco ad incontrare qualche amico. Ci raggiungono anche Vito, Marco, Marcello e Davide e si decide di pranzare insieme al self service della posta. Si scherza e si ride... ora devo però trovare un angolino per cambiarmi..... al piano di sopra ci sono i servizi con un piccolo antibagno e così ne approfitto. Raggiungo poi gli altri e dopo un po' si va a bere un caffè al bar in Piazza Davanzati. C'è molta più gente adesso, tutti attenti a cambiarsi e mettersi unguenti vari (arnica, vaselina, ecc.)
Troviamo un posticino in Piazza per sederci e preparare le ultime cose, manca un'ora ma conoscendomi di quanto sono lenta comincio subito; passano diversi amici, ci si saluta, si fanno le foto, si scherza ancora, faccio due chiacchiere con un corridore che non conosco ma mi dà delle dritte sulla gara. Incontriamo anche il Re Giorgio (Calcaterra) e facciamo la foto tutti insieme.
Ci avviamo infine verso la partenza, sono tranquilla ma è arrivato il momento di capire se tanti sacrifici e la preparazione di questi due mesi sono valsi a qualcosa.
-3,-2,-1 ... PARTENZA !!, è iniziata la 43 esima edizione dei 100 km del Passatore, 2500 persone si muovono all'unisono.
Fa molto caldo e meno male che ancora una volta ho dato retta al Bruschi e sono partita con il portaborracce in modo che, appena sento la bocca asciutta, sorseggio l'acqua.
Presto si arriva al primo ristoro, c'è un furgone con un tipo che dà l'acqua, c'è un po' di ressa e al mio turno prendo un bicchiere e mi verso l'acqua leggermente gasata (“c'è solo quella” mi dice il tizio “perché piace gasata”).
È tutta una festa: la gente ai bordi della strada applaude, le mamme spiegano ai bimbi cosa stanno combinando tutti questi folli in calzoncini, i bimbi ci incitano e danno il cinque.
Continuo a correre tenendo ogni tanto l'occhio sulla frequenza cardiaca......devo stare attenta a non oltrepassare i 160 battiti, ho ancora tanta energia, ma i km sono molti. Vito mi sorpassa e mi dice in bocca al lupo ed io contraccambio.
I paesaggi delle colline fuori Firenze sono splendidi. A Fiesole sento gridare il mio nome:”Ma tu sei Maria!”, la riconosco: è un'amica che ho conosciuto ai 50 km di Romagna, mi fermo, l'abbraccio, la bacio e riparto felice. La incontrerò altre volte perché fa assistenza sul percorso.
Passata Fiesole, in salita riconosco alcuni amici veneti che non vedevo da un po' e corriamo insieme per diversi chilometri chiacchierando. Poi ognuno procede con il proprio passo.
Prima di Borgo San Lorenzo trovo il Bruschi ad aspettarmi, mi tolgo la canotta inzuppata e gli dico che mi scappa la pipì e mentre la faccio dietro all'auto nascosta dalla portiera aperta, lui mi attacca il pettorale sulla canotta pulita, mi dona la prima borraccia con le maltodestrine, un bacio e riparto.
Ma dopo un po' il numero mi svolazza troppo perché è attaccato solo con due spillette e mi infastidisce, chiedo allora a chi mi sorpassa delle spille, ma nessuno le ha. A Borgo San Lorenzo c'è una ragazza sul marciapiede ad applaudire i podisti, è un’amica, mi riconosce e mi chiama, così ci abbracciamo e ci baciamo contente. Io poi le chiedo se per caso ha delle spillette dietro. Lei guarda nella sua grande borsa e mi dice sorridendo “Sei fortunata. Le ho!!!”
Riprendo la corsa e dopo un po' inizia la parte in salita dove aumenta la pendenza e si va verso l'imbrunire, la meta ora è il km 48: il passo della Colla. Continuo a salire senza mai camminare (mi piacciono le salite). Non si è mai soli, la gente che avanza a tutte le andature è tanta, si scambia qualche parola, le persone ai bordi della strada ti incoraggiano, l'unica pecca è che ci sono tante auto e si respira aria malsana. Ad un certo punto mi sento chiamare da una voce familiare:è Alberto ed è grazie a lui che sono qui a correre i cento km. Il mio socio è leggermente in difficoltà ma vedendomi, si ricarica e riparte più veloce di me.
Verso il 45° km c'è il mio Amò ad aspettarmi, mi consegna la seconda borraccia, la maglietta, mi incoraggia e riparto tranquilla. Dopo un km c'è la coda di auto che tenta di salire, la strada è stretta e tra le biciclette ed i corridori bisogna fare attenzione a proseguire. Incrocio anche il Bruschi fermo in coda, lo saluto e continuo la mia corsa. Sarà poi l'ultima volta che lo vedrò fino al 85 km.
Finalmente si arriva al km 48, metà gara, ed il mio tempo è di 6:06, c'è tanta gente e tanto caos perché si va alla ricerca del proprio zaino per il cambio dei vestiti. Incrocio un'amica torinese che fa da supporto a suo marito ed altri miei amici di Roma, ci abbracciamo e ci baciamo dicendoci che sicuramente a Faenza dove condividiamo in dieci un B & B ci saremmo riviste. Riparto senza fermarmi ulteriormente (anche perché ho il Bruschi che mi aspetta tra non molto con il cambio dei vestiti).
Superata la cima della Colla comincio a scendere, c'è aria ed inizio ad avere freddo, ora mi aspettano diversi km di discesa, “così recupero un po'” dico tra me, ma la discesa non è piacevole, sento le gambe che mi fanno male, dietro, davanti, le ginocchia… quindi procedo molto cauta, devo stare attenta. Tra un po' dovrei vedere l’Amor mio, perché sento i brividi… invece sembra scomparso nel nulla.
E' buio e non ho la luce frontale ma c'è una bella luna quasi piena ed i miei occhi si abituano alla penombra, comincio a sciogliere in bocca più pastigliette e a qualche ristoro bevo del thè caldo molto zuccherato.
Il passo è buono, non sono stanca.. ho solo un po' freddo alle braccia e devo ammettere che in piano si corre meglio che in discesa (dove le gambe mi fanno male). Incrocio una ragazza che corre col piumino supportata da un'altra donna in bici, fa un po' “il tira e molla” perché dopo diversi chilometri mi sorpassa. Scambiamo qualche parola, le dico che ho freddo e mi presta un paio di manicotti, la ringrazio dicendole che poi glieli rendo tramite la sua amica se torna indietro un pochino.
A Stazione Fantino mi si spegne il garmin, unico compagno di viaggio, del Bruschi neanche l'ombra…(ma tu guarda se devo avere anche il pensiero di dove si è cacciato........)
Arrivo al cancello di Marradi che è al km 65, passo il tappeto e davanti al parco mi becca un'altra amica, “Maria!” mi grida, la raggiungo, ci abbracciamo e ci baciamo, le dico che mi scappa la pipì e lei mi risponde, “vai nel parco che non c'è nessuno”, l'ascolto e poco dopo la raggiungo, salutandola nuovamente (riparto anche per non tenere le gambe troppo ferme.)
Passo i paesini di Sant'Adriano (km.70) e San Cassiano (km.76) e procedo per Strada Casale (km.80) e dopo qualche km incontro un altro amico: il Fabri, un ragazzo pavese, ci salutiamo, ci baciamo e continuiamo il percorso insieme. Mi accenna che alla sua mamma le si è rotta l'auto mentre gli faceva assistenza e ha dovuto chiamare il carro attrezzi..in quel momento gli confido che ho perso il Bruschi e che sono un po' in pensiero. Al ristoro di Fognano (km.85) mi faccio riempire di the la borraccia, ci ficco dentro diverse zollette di zucchero e mi scotto pure. Non vedo più Fabri (sarà sicuramente ripartito) e poco dopo riparto anch'io. Fabrizio il giorno dopo mi ha poi confessato che mi stava dietro dal 70 km facendogli così da lepre e che dal 85 km io sono volata via.
Dopo il ristoro di Fognano corro con la borraccia carica di the caldo e sento che mi sta riscaldando il sedere e mi viene da ridere. Proseguo ancora un pochino ed a un certo punto sento un'auto che mi strombazza, indovinate chi è? “Ma dove accidenti sei finito??” urlo io e il Bruschi, “mah ho fatto un po' avanti ed indietro perché non ti trovavo più..”, così mi da la terza borraccia di maltodestrine , la torcia frontale, mi attacca i catarifrangenti alle caviglie ed io riparto più tranquilla perchè il disperso è stato ritrovato.
Sono oltre l'87 km, la frontale mi da fastidio e me la tolgo dalla testa, la tengo in mano ma mi accorgo che non serve a nulla, preferisco la luna e alla prima occasione che il Bruschi mi sorpassa in auto gliela lancio dal finestrino aperto e così anche il garmin morto fa la stessa fine. Mi sento poi strombazzare dal Marcello che guida in compagnia di Marco e Davide e mi dicono che Vito è poco più avanti di me e dopo un po' scorgo una sagoma che procede lentamente… Eccolo!!!! Lo raggiungo e riprendiamo a correre insieme, Vito davanti ed io dietro, ma lui è più veloce quindi mi stacca ma dopo un po' lo riprendo e passa dietro. Gli domando con un filo di voce.......”Ma chi cacchio ce l'ha fatto fare?”-“ me lo chiedo pure io” mi risponde Vito.
Sono quasi a Brisighella, comincio a sentire un po' tanto la stanchezza, passo il tappeto con il rilevatore dei chip e saluto frettolosamente il Bruschi, il Marco e il Marcello che sembrano fare festa e proseguo senza fermarmi perché sono stufa di stare sulle gambe e non vedo l'ora di arrivare a Faenza. La mia testa inizia a fare il conto alla rovescia dei km che mancano e mi accorgo che il calcolo mentale del chilometro è molto più corto, quindi vuol dire che sto rallentando. La stanchezza avanza.......
Verso il 92° sento delle voci dietro di me, che a poco a poco si fanno sempre più nitide, più forti, incomincio a distinguerle, sono in due a conversare e quando mi sorpassano, intravedo che indossano la canotta con la bandiera sarda, “non sarà mica il Piero?” (penso) Grido il suo nome e il runner di sinistra si volta mi guarda e mi riconosce: è proprio lui!!! Sapevo che avrebbe partecipato ma nel caos prima della partenza non ci eravamo beccati. Proseguiamo un po’ insieme ma poi ognuno procede al proprio passo.
Raggiunto il km 95, (lo so perché lo vedo stampato sull'asfalto), la testa si avvia a lasciarmi, così pure il mio corpo, mi si chiudono gli occhi dalla stanchezza, barcollo un po'. Resisto ancora qualche centinaio di metri e poi cedo al cammino....... ma anche procedendo così faccio fatica e allora un pò corro e un po' cammino fino al 97 km. Qualcuno sorpassandomi mi dice “Brava, bravissima, dai che ce l'hai fatta!”, ma ho la sensazione come se fossi lontana 100 miglia. Scopro poi che anche il Bruschi mi ha parlato e incoraggiato ma io non lo ricordo questo episodio.
Finalmente vedo le luci di Faenza e riprendo a correre e un sussurro di voce mi dice, “dai che manca poco più di un km”. Arrivo nel centro storico di Faenza, il traguardo deve essere vicino (mi dico) ma non vedo il gonfiabile........ sicuramente è dietro l'angolo, “dai non mollare” penso, trovo le ultime forze e cerco di correre un po' di più perché lo sprint finale mi piace tanto, sento il Marco urlare, “Dai API che è finita!”........ e arrivo al traguardo, guardo in alto il tempo sul tabellone senza una lacrima, troppo stanca per capire, penso solo che il mio primo Passatore sarà anche l'ultimo. Avanzo, mi mettono la medaglia al collo e mi dicono “Brava!”.
Dedico la mia vittoria, la mia medaglia, al Bruschi che mi ha sopportato in questi due mesi condividendo insieme fatiche, gioie e dolori, a tutti gli amici che mi sono stati vicini, a coloro che hanno creduto in me e a chi mi ha detto di non mollare. Grazie a tutti perché oggi non mi sono sentita sola, oggi eravate con me!!!!
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