MEZZA DI MONZA
Cari Amici,
penserete che la stia prendendo alla lontana per raccontare una mezza maratona, ma… senza questa prolissa introduzione le emozioni delle mia prima 21km potrebbero non arrivare.
Tutto ebbe inizio un anno fa quando, per scegliere la mia prima gara da runner, l’occhio fu catturato dalla mezza maratona di Monza. Questo mix di circuito automobilistico e parco, entrambi ricchi di storia, lo trovai fin da subito affascinate e curioso, ma…per un pivellino come me era troppo, soltanto due mesi prima avevo iniziato a intraprendere questa bellissima avventura di vita. Pertanto mi “dissi chissà fra un anno magari” e così rimase un sogno solamente rinviato di un anno.
Ho passato un anno a consumare le suole delle mie scarpe nelle vie di Milano tra varie corse e allenamenti, e giorno dopo giorno la realizzazione di quello che un anno fa era un sogno oggi 14.09.2014 si avvera… sono all’Autodromo di Monza.
Ieri ritiro del pettorale e primo contatto con quella atmosfera che farà da cornice al battesimo della mia prima mezza maratona.
Solito rito: sveglia di prima mattina, colazione e via verso il circuito, ma questa volta c’è un bella eccezione… appuntamento con Marcello, colui che mi farà da padrino affiancandomi fino al traguardo rinunciando così al suo tempo.
Riscaldamento e poi tutti in pista, passando dalla pit lane, disposti lungo lo strettissimo rettilineo della partenza, in televisione sembra tutto molto più grande, siamo in attesa di partire. Come una settimana fa i bolidi aspettavano lo spegnimento del semaforo verde, così in trepidante attesa anche noi: il primo suono della campana indica che mancano tre minuti, il secondo indica che manca ancora un minuto e infine si accende il semaforo: luce rossa, verde e infine luce spenta… si corre.
Sfrecciamo verso la prima chicane e dopo qualche curva arriviamo al Serraglio e poi dritto fino all’uscita dal tracciato dell’autodromo. I cartelli 1,2,3,4 e 5 km sono ormai un ricordo e ora inizia il parco. Il sole, il nostro unico compagno nei primi cinque chilometri, non è più solo molta gente dietro le transenne ci incita con applausi, sorrisi, sdrammatizzazioni lungo il caldo rettilineo che ci porta al Mirabello.
Svoltiamo a sinistra e l’ombra degli alberi ci accoglie e le spugne bagnate sono una manna che ci rinfrescano piacevolmente. Continuiamo a correre al riparo dal caldo, i tempi sono buoni anzi, per il sottoscritto, buonissimi ed è prossimo il traguardo dei 10 km che lo superiamo senza neanche accorgercene.
Un ponticello ci porta dall’altra parte del fiume Lambro dove un vecchio mulino sta riposando. Abbandoniamo per un momento
il sottobosco e in un campo aperto compare all’improvviso una sedia non proprio lillipuziana, direi brobdingnagiana.
Salutiamo la villa Reale e ci lasciamo alle spalle la cascina Sole. Dopo un’ora e mezza abbiamo superato il ristoro del quindicesimo chilometro tra l’alternanza del sole con la freschezza del sottobosco e la folla di spettatori che ci rendono le gambe ancora più leggere.
All’arrivo mancano poco più di sei chilometri, ma al 17 km la velocità cala perché un fastidioso malessere, come una zanzara, punge il mio ginocchio sinistro. Il mio cuore dice “tieni duro mancano solo quattro chilometri”, continuo a correre ripercorrendo il rettilineo di Mirabello, che ci porta all’autodromo. Siamo rientrati nel circuito automobilistico e il traguardo ormai è vicino, ma prima devo affrontare ancora due sottopassaggi e se nel primo il ginocchio tiene, nel secondo… il malessere bussa più forte tanto che mi vedo costretto a rallentare nuovamente.
Ultima curva: i miei occhi scrutano in lontananza il traguardo! Di nuovo il mio cuore mi dice “sei arrivato, gli ultimi metri falli al massimo”, ma sta volta è la testa a vincere così dopo 2:13’:27’’ taglio il tanto agognato traguardo.
Quello che un anno fa era un sogno ora è diventato realtà.
Ringrazio il mio padrino che mi è stato sempre accanto con la speranza che i miei amici, che oggi mi dicono sono un pazzo, possano scoprire la bellezza della corsa e provare le splendide emozioni che ho vissuto io oggi.
SNik

