La mia Verona Marathon

 

Questa volta voglio iniziare il mio racconto dalla fine e più precisamente da dopo l'ultima curva:quando ho visto il cronometro segnare un tempo sotto il mio personale, le gambe che ne avevano ancora, la testa che faceva i conti per capire se ce la potevo fare, il pubblico che mi incitava a spingere e la vocina della Bà sopra tutte le altre che mi spingeva ancor di più...ecco questi ultimi metri interminabili, ma che ti fanno vivere sensazioni che solo chi li ha percorsi puo' capire, credetemi è goduria pura e me li sono gustati proprio tutti.

Ma andiamo in ordine iniziando dalla sveglia alle 6 con la solita domanda: ma perché faccio queste cose? Colazione veloce e poi ancora giù a dormire fino alle 8, le energie è meglio non sprecarle in lunghe ed inutili attese. Al nuovo risveglio ci si prepara e per la prima volta si partirà con la maglia da Corvo per una maratona (naturalmente mi auguro che porti fortuna). Prima di uscire dall'appartamento mi metto il solito sacchetto del "rudo" tagliato ad arte tanto che Armani mi faceva un baffo!

Vedere la gente che s'incammina verso la partenza è sempre bello e penso che, se io non ci sono tanto con il cervello, per lo meno sono in buona compagnia. Arrivato in piazza Brà saluto la Bà che va al suo punto di partenza mentre io decido di correr per 10 minuti intorno all'Arena tanto per scaldare un pochino il motore. Finito il warm-up vado alla mia griglia e noto, molto piacevolmente, che gli ingressi sono davvero blindati: impossibili da scavalcare e con addetti ai cancelli degni dei più scrupolosi buttafuori, chi non aveva il pettorale giusto veniva "rimbalzato".

Appena entrato incontro subito gli amici pavesi: Piero e poi Marco e Seve con cui condividerò quasi tutta questa avventura. Prima di partire ci si raccoglie per ricordare le vittime di Parigi e poi si attende lo sparo. Già so che la gara non sarà facile perché la gamba mi fa ancora male e perché sono parecchie settimane che mi alleno male, ma mi pongo come obiettivo quello di seguire i pacer delle tre ore e poi vedere come va.

Dopo poche centinaia di metri raggiungo Marco e Seve ed insieme si arriva a Porta Nuova e, appena superata, il primo dei due se ne va in cerca del best, mentre noi decidiamo di andare più cauti e di aspettare i nostri traghettatori; intanto dall'altra parte si incrociano quelli che stanno ancora partendo e saluto Vito, l'altro Corvo in gara.

Si sfiora Piazza Brà, poi si va verso Castelvecchio, si passa vicino all'Arco dei Gavi (il nome l'ho scoperto solo dopo) per puntare a Porta Borsari, dove siamo domiciliati per il week-end, si passa un ponte e poi via sul lungo Adige verso la periferia della città dove veniamo finalmente raggiunti dai pacer delle tre ore. Appena ci passano notiamo che forse hanno un'andatura un pochino troppo veloce, ma noi decidiamo di seguirli lo stesso dato che, per il momento, fiato e gambe non mancano. Siamo un bel gruppone e, a parte i problemi di sovraffollamento ai ristori, sembra che la fatica sia minore a stare tutti insieme. Scorrono i km, scorrono i ristori e anche i paesi della periferia veronese tanto che quasi non ci si accorge che si è rientrati in città, ma è il calore del pubblico presente lungo il percorso a ricordarlo, quindi si ripassa da Piazza Brà dove la Bà è già pronta a fare il tifo dopo aver terminato la sua 10k. Prima di uscire dalla città per la seconda volta si passa per Porta vescovo, la chiesa di San Tommaso e quella si S.Anastasia con il passaggio alla mezza in 1h29'05" e a questo punto mi balena in testa l'idea di poter attaccare il mio personale, ma aspetto gli ultimi 5 Km per provarci. Fuori da Verona si corre sul percorso già fatto in precedenza, si corre per gli stessi paesi e per fortuna le gambe stanno ancora bene. Si arriva così alla diga sull'Adige che si oltrepassa e subito dopo ci si immette su una pista ciclopedonale con qualche curva di troppo (tanto che perdiamo contatto con i pacer) ma entrambi siamo ancora lucidi e rientriamo lentamente senza farci prendere dalla frenesia, ed è questo il momento che mi fa capire che c'è ancora birra per provare ad allungare.

Arriva il 37° e come avevo pensato in precedenza decido di partire (si dice così, no?): supero, saluto e ringrazio il pacer, per fortuna il garmin mi supporta registrando passaggi intorno ai 4'05" al km. Rientro in città e dopo il 40°, si presenta davanti a me quella che dovrebbe essere l'ultima vera difficoltà: una salitella davvero tosta per chi corre da quasi tre ore, ma stringo i denti e la supero, poi giù a bomba fino a piazza Brà e quello che succede dopo l'ultima curva lo sapete già.

Dopo l'arrivo mi complimento con Marco arrivato in 2h55', poi in ordine arriva il mio pacer che ringrazio di nuovo e Severino che, con un allungo finale, scende anche lui sotto il muro delle 3 ore... grandissimo.

Adesso mi riposo un po', anzi: se vedete uno che cammina come gli zombie del video di "Thriller" di Michael Jackson non abbattetelo perché sono io 

Fabio