Saby & Marco all'Abbot's Way 2019

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Marco:
Abbots Way, una gara di ultra trail running che ricalca quasi completamente l’antica via che gli
abati e i pellegrini percorrevano per recarsi a Roma in visita al Pontefice; in realtà la vera Via degli
Abati parte da Pavia, transita da Broni e Pometo fino a lambire il Monte Penice per poi proseguire
verso Bobbio, Farini, Bardi, Borgotaro e Pontremoli. Pare che quella tracciata nell’antichità fosse la
via più breve (non l’avrei mai detto dopo averla corsa …) e per questo la più frequentata dai
viandanti.
La gara si svolge sul tratto che da Bobbio porta a Pontremoli per un totale di 125 km con un
dislivello positivo pari a 5500 metri e viene corsa ogni anno in senso alternato: quest’anno ricorreva
la dodicesima edizione e la partenza era prevista a Pontremoli. Vi è la possibilità di percorrerla tutta
in un’unica soluzione (tempo massimo previsto 32 ore) oppure a staffetta, suddividendo i 125 km in
2 o in 4 frazioni. Io e Sabina cullavamo già tempo l’idea di percorrerne metà a testa e pertanto
avevamo stabilito che io avrei percorso la prima metà da Pontremoli a Bardi, lei la seconda metà da
Bardi sino a Bobbio, correndo in notturna.
L’organizzazione gestita dall’ASD Lupi d’Appennino conta qualcosa come 100 volontari che si
sono prodigati lungo il percorso con ottimi ristori e con molte parole di conforto nei riguardi degli
atleti. La logistica quest’anno era incentrata tutta al Castello del Piagnaro, situato sulla collina che
domina il borgo di Pontremoli. Al castello è stato possibile ritirare, già nella giornata di venerdì, il
pettorale di gara, assistere al briefing tenuto dagli organizzatori e partecipare al pasta party a base di
testaroli al pesto, piatto tipico della Lunigiana. Proprio durante il briefing ci viene comunicato che
la gara è stata accorciata, per motivi di sicurezza di quattro km, in quanto le copiose precipitazioni
che hanno caratterizzato tutta la settimana avevano reso inagibile agli eventuali mezzi di soccorso
un tratto dove vi era una massiccia presenza di fango. L’incognita della gara era proprio questa: il
fango: il tracciato si svolge infatti per un buon 90% su sentieri spesso al limite della praticabilità e
gli organizzatori stessi ci avevano preannunciato che sarebbe stata un’edizione “tribulata”.
Ha piovuto incessantemente tutta la notte ma sabato mattina siamo stati invece accolti da un cielo
fortunatamente sereno, che già mi faceva pregustare i panorami che avrei incontrato lungo il
viaggio, perché la Abbots Way sarà anche una gara, ma è in primis un pellegrinaggio verso una
meta stabilità, che per me era rappresentata dal centro storico di bardi dove Sabina mi avrebbe dato
il cambio.
Partenza alle ore 8.30, zaino sulla schiena contenente il materiale obbligatorio che ogni atleta deve
portarsi appresso in questo genere di gare e dopo pochi chilometri d’asfalto inizia la salita infinita
verso il Passo del Borgallo che mi porterà a superare per la prima volta i mille metri di quota; qui
l’Appennino tosco-emiliano offre scorci panoramici notevoli e grazie alla giornata davvero
clemente riesco anche vedere in lontananza le Alpi Apuane; inizia quindi la discesa verso
Borgotaro dove c’è la prima base-vita e dove troverò ad aspettarmi Sabina in compagnia del nostro
presidente Renato, che si è prodigato a seguirci dandoci assistenza dove si poteva per tutto il giorno
e per tutta la notte! E’ stato davvero encomiabile e merita un grosso elogio per il contributo che ha
dato alla riuscita della nostra gara; a Borgotaro infatti è grazie a lui che ho la possibilità di cambiare
maglia e dopo un buon ristoro ripartire alla volta di Bardi; dopo Borgotaro il sentiero ricalca a tratti
quello della Via Francigena, altra via molto trafficata di pellegrini, ma meno, così dicono,
impegnativa; col passare dei km le forze e la lucidità vengono a calare inesorabilmente anche
perché la salita impervia mi porta a superare per la secondo volta l’altezza di 1000 metri in località
Pradetto; discesa sino all’abitato di Osacca, dove trovo un buon ristoro e ho la possibilità di
rifocillarmi bevendo anche una birra e dopo una svolta il sentiero mi propone la vista in lontananza
di Bardi e della sua fortezza, che dicono varrebbe la pena visitare per quanto bella è. Si attraversa il
Fiume Ceno per ben due volte e poi si inizia a salire quando le tenebre che iniziano a calare mi
costringono ad accendere la lampada frontale; trovo Renato alla fine del sentiero ad accogliermi e
sfinito mi dirigo verso la via principale del borgo, dove una Sabina impaziente di partire mi dà il
cambio e svanisce nella notte dell’Appennino
Sabi:
Abbots 2019, è stato tutto. Da gennaio che assieme al mio coach prepariamo i miei primi 60km.
60km mai fatti. Questo è il mio terzo anno che corro, dicono che non bisogna mai guardarsi
indietro, invece ogni tanto io lo faccio per guardare da dove sono partita, mi da tanta forza per
andare sempre oltre.
Due anni fa io e Marco decidemmo di fare Abbots a staffetta a due ma appuntamento rimandato al
2019 per vari motivi, forse l’esterno sa meglio di noi quando è il momento giusto.
Abbots 2019 è iniziata venerdì pomeriggio al breafing nel magico castello di Pontremoli, dove noi
tutti atleti pavesi abbiamo fatto gruppo, Marco ed io per la steffetta a due (65+60), Mirko Rigoni e
Fabrizio Cacciatore per la lunga (125km tutta d’un fiato, eroi) e la staffetta a 4 con il Maestro
Daniele Giacobone, i fratelli Michele e Marco Albertocchi e la new entry Marco Castellari, questo è
il bello del Trail Running, 4 squadre diverse sedute assieme allo stesso tavolo a mangiare, scherzare
e condividere tante cose.
Ho voluto fare io la notte, mi ha sempre affascinata, anche se fino a quattro anni fa i sabato sera li
passavo a fare after e vita balorda, non avrei mai immaginato ai tempi di trovarmi a 29 anni a
passare un sabato sera correndo per 60km tra i boschi appenninici.
L’anno scorso il Running Oltrepò è stato protagonista ad Abbots 2018 con il poker femminile: la
mitica Marika che si è gustata tutti i 125km e poi Paola, Barbara, Miky ed io che abbiamo fatto la
staffetta a 4, 30km ciascuna. Voglio ricordare questo quintetto, perché è stato con me nei miei 60
km, da Bardi a Bobbio, dalle 21,30 di sabato alle 8.30 di domenica.
Bardi, col suo emozionante castello sulla rocca, già vederlo al mio arrivo in macchina mi ha fatto
venire i brividi e una lacrimuccia.
Non ho mai corso da sola, dal primo all’ultimo km ho pensato a tutte le persone che mi sono state
vicine in questo periodo. Il primo il mio super coach, Federico Bertone, che da un anno mi sta
seguendo in tutte le mie follie, mi ha preparata in modo eccezionale, nessuno si aspettava un
cronometro come il mio, manco io!
I miei primi 60km, sì perché più di 48km non ho mai fatto, ma ormai è accertato che le lunghe sono
le mie gare, ogni km tra i boschi, per i sentieri, sui crinali, sulle cime, giù per le discese, mi carica
sempre di più.
Da gennaio, sono sincera, ho affrontato mesi duri, tanti allenamenti, tanta dieta, tanti bassi,
tantissimi bassi che mi hanno anche spaventata un po’...quante volte mi sono chiesta dove volessi
andare!
Per fortuna è arrivato il 27 di aprile, ho indossato il pettorale e tutto è passato. Sono partita alle
21.30 di sabato sera, subito la salita del monte Lama (punto più alto di tutta Abbots) dove ho
raggiunto altri due atleti della staffetta a due, ho voluto farla con loro perché avevo un po’ di paura,
60km sono tanti, non li avevo mai fatti, non volevo bruciarmi subito. Sul Lama ho incrociato tanti
amici che stavano percorrendo tutta Abbots, tra cui il mitico Elio Piccolo, cofondatore e
organizzatore di Abbots Way, oltre ad essere persona splendida dal cuore gentile, quest’anno si è
messo in gioco anche lui assieme alla sua dolce metà Elisa. Quanta energia mi hanno trasmesso e
che enorme regalo darci Abbots Way!
Giunta sul Lama tanti dicevano: “guardate giù le luci della pianura”, sì, affascinante, ma di più era
spegnere la frontale e guardare il cielo...sono stata fortunata ad aver la testa coperta dalla stellata di
sabato sera, e qui pensavo a Marika e a tutte le volte che mi diceva “spegni la frontale e guarda in
alto”.
La discesa del Lama, Renato (il nostro Presidente che ci ha assistito per tutti i 125 km) mi aveva
avvisata che il primo pezzo era un po’ esposto...no problem, ho messo giù il mio posteriore e mi
sono fatta scivolare giù.
Tanti amici mi hanno parlato delle “piscine del Lama”, ovvero un tratto pieno zeppo di
pozzangheroni...ci pensavo ma a causa del maltempo dei giorni precedenti ci sono state tante
piscine e tanto fango da Bardi a Bobbio, ma Elio ci aveva avvisati che la seconda parte era bella
infangata.
Durante il percorso dal Lama al passo del Groppallo c’erano tratti che io volevo correre un po’ di
più ma gli altri staffettisti mi tiravano il freno dicendo che era lunga, che era meglio tenersi. Dal
Groppallo però ho fatto di testa mia, mi sentivo in forma e volevo correre, e soprattutto avevo
freddo nonostante fossi bella coperta, così ho lasciato il gruppo e sono andata da sola verso Farini, a
pochi km da Farini incrocio Renato che ha approfittato anche lui per allenarsi un po’ e mi è venuto
in contro accompagnandomi fino a Farini. In base a Farini ho beccato anche il mitico Marco che
nonostante la fatica appena fatta era in piedi a sostenermi, altra bella carica!
Ora mi aspettava la lunga salita a Sella dei Generali, io, la mia bronchite, le stelle e la natura. Avevo
un obiettivo: volevo vedere l’alba a Sella dei Generali, e contro ogni pronostico così è stato. Al
ristoro appena prima di Sella avevo chiesto quanto mancasse al bersaglio perché volevo essere su
per l’alba ma non erano così fiduciosi che io facessi in tempo...ma io ho più testa che gambe, stavo
bene, stava albeggiando e l’aurora mi stava dando nuova energia. Sull’ultima salita di Sella ho
pensato alle mie amiche, Marika, Paola, Barbara e Miky, così ho usato l’ultima carica del telefono
per mandare un vocale a loro, perché mi hanno dato tanto e in quel momento era come se fosse un
nostro allenamento collettivo. Mi sono tirata il collo, ero tra il 40 e il 45esimo km, mi sono messa a
correre con tutte le energie l’ultima parte verso Sella ma sono arrivata all’alba, ho pianto (come se
non succedesse mai, diciamo che mi emoziono facilmente) e lì mi sono concessa una foto, perché
quello dovevano vederlo tutti, tutti devono vedere che meraviglia ci regala la natura e che regali ci
danno i nostri sforzi.
Scendo da Sella verso Coli, cominciavo ad essere stanca, in fondo avevo dormito solo 4 ore tra
venerdì e sabato, ed ero attorno ai 50km, ma qui mi è venuta in mente Miky che durante gli
allenamenti quando avado in down mi dice “dai, piano piano” col suo tono che trasmette armonia e
tranquillità, questa voce mi ha tenuta compagnia gli ultimi 10 km. A un km da Coli vedo Renato che
mi è venuto in contro, sia ringraziato sempre, io ero in crisi da 5km, continuavo a correre, ma ero
davvero in crisi...il suo incitamento mi ha dato tanto. A Coli ristoro veloce e via, volevo arrivare,
volevo Bobbio il prima possibile perché ero davvero stanca, mi ero spremuta tutta per Sella dei
Generali, quindi nella mia testa era “più veloce vai e prima arrivi a Bobbio”...così ho affrontato il
tanto temuto canalone che porta a Bobbio. Da Coli vedo le antenne del Penice e ringrazio Fabio
Sacchi per avermelo ricordato pochi giorni prima, poi vedo il Lesima, il mio Lesima che mi ricorda
tanto il mio nonno alpino.
La discesa per Bobbio si tratta di una bella discesa tecnica, che con 55 km alle spalle si sente tutta,
ma io ero stanchissima, quindi correvo per togliermela il prima possibile. Arrivo al ponte Gobbo,
piango, mi infilo gli occhiali da sole perché mi vergognavo, arrivo nel paese, mi perdo nel paese a
100m dall’arrivo forse per la stanchezza o forse per l’entusiasmo, percorro il rettilineo finale ed è
fatta! Bobbio è nostra!
Mi ricordo che a Coli ho detto a Renato “se tengo botta arriviamo terzi”, ma solo per soddisfazione
personale perché pensavo che premiavano le staffette insieme a quelle composte da 4 componenti, e
quindi più veloci...e invece siamo riusciti a prendere il bronzo, quindi grazie Marco per aver
compiuto questi km e aver permesso questo risultato!
Grazie super Fedecoach, non è semplice stare dietro a tanti atleti, soprattutto non è semplice stare
dietro a me, ma lui hai sempre la capacità di tirare fuori il meglio in tutti noi, questa medaglia è
anche sua!
Grazie Renato, in pratica si è sparato anche lui 125km, ci ha seguiti supportato e sopportato, ci è
stato dietro manco fossimo i top runner, ogni volta che provava a riposare io lo svegliavo per
risolvere problemi, e certi potevano anche aspettare, ma lui senza mai lamentarsi si è piegato a
noi...il nostro Presidente è differente!
Grazie a Marika, Miky, Paola e Barbara, avere delle amiche come voi è speciale. Condividiamo
ormai tanto e siete state fondamentali in questi mesi.
Grazie a tutti gli amici trailer dell’Oltrepò di ogni team che mi hanno accompagnata in tanti
allenamenti, Antonia Cavanna in primis ha affrontato con me tanti km!
Grazie a mamma, papà e fratello che seguono e sostengono ogni mia follia!
Grazie alla mia società, Running Oltrepò, che ci ha seguiti dal primo all’ultimo minuto, siamo
molto vari e quindi ancora più speciale ricevere il sostegno e i complimenti da tutti loro!
Grazie al quartetto di Vito, Fabio, Marika e Miky che sono venuti fino a Bobbio per vedere
l’arrivo...scusate se sono arrivata un po’ prima!