Dall’Oltrepò a Londra

Dall’Oltrepò a Londra 

 

Attraversando l’Europa in bici

C’è chi aspetta le ferie per piazzarsi sotto l’ombrellone, e poi c’è Massimo Lombardo, 51 anni, informatico e appassionato di running e di ciclismo, che decide di attraversare mezza Europa in Mountain bike allestita per l’occasione. Diciotto giorni, duemila km in sella, dall’Oltrepò Pavese a Londra, attraversando Svizzera, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito.

 

Massimo, come ti è venuta l’idea?

Ho sempre avuto la passione per le vacanze on-the-road. Prima della pandemia, le mie vacanze erano dei lunghi viaggi a tappe. Ultimamente ho seguito su Internet le imprese di ciclisti impegnati in viaggi estremi, e ho pensato di poter fare lo stesso nella tranquilla Europa.

 

Hai seguito una preparazione specifica in vista di questo viaggio?

Nei due mesi precedenti ho fatto due uscite in collina per verificare l'impostazione della bici, 150km in tutto.

 

Immagino che tu sia sia partito da un’ottima forma fisica. 

Da un anno mi alleno con gli amici della Running Oltrepò, con cui ho corso 3 mezze maratone, quindi ho fatto una visita medica agonistica.

 

Hai seguito un percorso già pianificato oppure ti sei lasciato guidare dall’ispirazione del momento?

Ho preferito prenotare in anticipo. Ho dormito in alberghi e ostelli, e ho prenotato i mezzi di trasporto come il traghetto per l’Inghilterra o il pullman per il ritorno . Ho preferito visitare zone che non avevo ancora visto, specialmente in Svizzera e Paesi Bassi.

Ho impostato le tappe in modo da non superare i 120km e +1000m di dislivello al giorno, lasciandomi guidare da Google Maps.

A volte è mancata l'energia per fare le deviazioni necessarie a raggiungere i troppi “punti di interesse” che avevo segnato, come il punto più alto del Belgio, oppure il “CasAnus”, un “curioso” alloggio turistico a forma di tubo digerente…

 

Raccontaci la tua giornata tipo

A Nord potevo contare su un paio d'ore di luce in più.

La partenza dipendeva dall’orario della colazione, aggiungi il tempo per preparare la bicicletta, iniziavo a pedalare intorno alle 8.30.

Il mattino è il momento migliore, fresca l’aria e fresco e riposato io, per la prima ora tenevo un’andatura tranquilla. Durante la giornata soste variabili, per necessità fisiologiche, mangiare, riposare, ecc.

La parte più impegnativa era tra le 12 e le 15, quasi tutti i giorni ho visto massime di 35°. In questo caso facevo soste più frequenti.

Arrivavo alla tappa successiva tra le 15 e le 20, se mi trovavo in città cenavo fuori, mentre se ero in campagna facevo provviste al supermercato.

Dopo la doccia, la prima attività era il lavaggio dei vestiti, per permettere l'asciugatura durante la notte.

Andavo a dormire verso le 11 negli alberghi; invece negli ostelli era difficile dormire prima dell'una di notte.

 

Un aneddoto buffo.

Ho comprato una bandierina italiana da un ambulante sul lago Maggiore. Non hai idea di quanti inviti ho ricevuto a bere, mangiare e perfino alloggiare per la notte, senza contare tutti i saluti da parte di ciclisti, automobilisti e camionisti! Penso che poche altre bandiere possano vantare così tanto successo. Poi però, arrivato nel Regno Unito, hanno iniziato a chiedermi perchè avessi la bandiera irlandese…

 

Come hai attrezzato la bicicletta?

Ho acquistato un portapacchi specifico su cui ho montato due borse laterali, che portavo in camera ogni sera.

Ho poi realizzato una tasca su misura per il quadro del telaio, dove tenevo le camere d'aria, gli attrezzi per la manutenzione, k-way, cose utili ma di poco valore, che ho sempre lasciato sulla bici.

Infine, montavo un portaoggetti facile da rimuovere e che portavo sempre con me, dove tenevo telefono, soldi, documenti e powerbank.

Per assicurarmi che non sparisse la bici avevo 3 catene per bloccare ruote, sella e casco.

 

Raccontaci un momento difficile, quando hai pensato “ma chi me l’ha fatto fare”

Mi viene in mente una superstrade a 4 corsie, oppure ponti interrotti che mi hanno obbligato ad aggiungere tanti chilometri, e anche la guida a sinistra sulle strade inglesi.

Però non ho mai provato senso di insicurezza o di pericolo. Non ho mai pensato “chi me l’ha fatto fare”, piuttosto mi dicevo “anche questo fa parte della vacanza”

 

Il momento più emozionante del viaggio?

Tutto il viaggio è stato un insieme di emozioni, scoperte, e incontri che ti fanno dimenticare la fatica e i disagi, ma quando sono arrivato sul Mare del Nord in Belgio, ho capito di avercela fatta. Era mezzogiorno e non ho esitato un attimo a fare un bagno!

 

Fin dove vorresti pedalare la prossima volta?

Al momento mi sento soddisfatto, non sento un bisogno crescente di chilometri. Sicuramente ci saranno altri viaggi, la bicicletta è stato solo il mezzo. Le idee sono tante: forse la discesa del fiume Elba in canoa, o il mar Egeo in barca … o in bici fino a Istanbul, chissà!

Saby & Marco all'Abbot's Way 2019

Marco:
Abbots Way, una gara di ultra trail running che ricalca quasi completamente l’antica via che gli
abati e i pellegrini percorrevano per recarsi a Roma in visita al Pontefice; in realtà la vera Via degli
Abati parte da Pavia, transita da Broni e Pometo fino a lambire il Monte Penice per poi proseguire
verso Bobbio, Farini, Bardi, Borgotaro e Pontremoli. Pare che quella tracciata nell’antichità fosse la
via più breve (non l’avrei mai detto dopo averla corsa …) e per questo la più frequentata dai
viandanti.
La gara si svolge sul tratto che da Bobbio porta a Pontremoli per un totale di 125 km con un
dislivello positivo pari a 5500 metri e viene corsa ogni anno in senso alternato: quest’anno ricorreva
la dodicesima edizione e la partenza era prevista a Pontremoli. Vi è la possibilità di percorrerla tutta
in un’unica soluzione (tempo massimo previsto 32 ore) oppure a staffetta, suddividendo i 125 km in
2 o in 4 frazioni. Io e Sabina cullavamo già tempo l’idea di percorrerne metà a testa e pertanto
avevamo stabilito che io avrei percorso la prima metà da Pontremoli a Bardi, lei la seconda metà da
Bardi sino a Bobbio, correndo in notturna.
L’organizzazione gestita dall’ASD Lupi d’Appennino conta qualcosa come 100 volontari che si
sono prodigati lungo il percorso con ottimi ristori e con molte parole di conforto nei riguardi degli
atleti. La logistica quest’anno era incentrata tutta al Castello del Piagnaro, situato sulla collina che
domina il borgo di Pontremoli. Al castello è stato possibile ritirare, già nella giornata di venerdì, il
pettorale di gara, assistere al briefing tenuto dagli organizzatori e partecipare al pasta party a base di
testaroli al pesto, piatto tipico della Lunigiana. Proprio durante il briefing ci viene comunicato che
la gara è stata accorciata, per motivi di sicurezza di quattro km, in quanto le copiose precipitazioni
che hanno caratterizzato tutta la settimana avevano reso inagibile agli eventuali mezzi di soccorso
un tratto dove vi era una massiccia presenza di fango. L’incognita della gara era proprio questa: il
fango: il tracciato si svolge infatti per un buon 90% su sentieri spesso al limite della praticabilità e
gli organizzatori stessi ci avevano preannunciato che sarebbe stata un’edizione “tribulata”.
Ha piovuto incessantemente tutta la notte ma sabato mattina siamo stati invece accolti da un cielo
fortunatamente sereno, che già mi faceva pregustare i panorami che avrei incontrato lungo il
viaggio, perché la Abbots Way sarà anche una gara, ma è in primis un pellegrinaggio verso una
meta stabilità, che per me era rappresentata dal centro storico di bardi dove Sabina mi avrebbe dato
il cambio.
Partenza alle ore 8.30, zaino sulla schiena contenente il materiale obbligatorio che ogni atleta deve
portarsi appresso in questo genere di gare e dopo pochi chilometri d’asfalto inizia la salita infinita
verso il Passo del Borgallo che mi porterà a superare per la prima volta i mille metri di quota; qui
l’Appennino tosco-emiliano offre scorci panoramici notevoli e grazie alla giornata davvero
clemente riesco anche vedere in lontananza le Alpi Apuane; inizia quindi la discesa verso
Borgotaro dove c’è la prima base-vita e dove troverò ad aspettarmi Sabina in compagnia del nostro
presidente Renato, che si è prodigato a seguirci dandoci assistenza dove si poteva per tutto il giorno
e per tutta la notte! E’ stato davvero encomiabile e merita un grosso elogio per il contributo che ha
dato alla riuscita della nostra gara; a Borgotaro infatti è grazie a lui che ho la possibilità di cambiare
maglia e dopo un buon ristoro ripartire alla volta di Bardi; dopo Borgotaro il sentiero ricalca a tratti
quello della Via Francigena, altra via molto trafficata di pellegrini, ma meno, così dicono,
impegnativa; col passare dei km le forze e la lucidità vengono a calare inesorabilmente anche
perché la salita impervia mi porta a superare per la secondo volta l’altezza di 1000 metri in località
Pradetto; discesa sino all’abitato di Osacca, dove trovo un buon ristoro e ho la possibilità di
rifocillarmi bevendo anche una birra e dopo una svolta il sentiero mi propone la vista in lontananza
di Bardi e della sua fortezza, che dicono varrebbe la pena visitare per quanto bella è. Si attraversa il
Fiume Ceno per ben due volte e poi si inizia a salire quando le tenebre che iniziano a calare mi
costringono ad accendere la lampada frontale; trovo Renato alla fine del sentiero ad accogliermi e
sfinito mi dirigo verso la via principale del borgo, dove una Sabina impaziente di partire mi dà il
cambio e svanisce nella notte dell’Appennino
Sabi:
Abbots 2019, è stato tutto. Da gennaio che assieme al mio coach prepariamo i miei primi 60km.
60km mai fatti. Questo è il mio terzo anno che corro, dicono che non bisogna mai guardarsi
indietro, invece ogni tanto io lo faccio per guardare da dove sono partita, mi da tanta forza per
andare sempre oltre.
Due anni fa io e Marco decidemmo di fare Abbots a staffetta a due ma appuntamento rimandato al
2019 per vari motivi, forse l’esterno sa meglio di noi quando è il momento giusto.
Abbots 2019 è iniziata venerdì pomeriggio al breafing nel magico castello di Pontremoli, dove noi
tutti atleti pavesi abbiamo fatto gruppo, Marco ed io per la steffetta a due (65+60), Mirko Rigoni e
Fabrizio Cacciatore per la lunga (125km tutta d’un fiato, eroi) e la staffetta a 4 con il Maestro
Daniele Giacobone, i fratelli Michele e Marco Albertocchi e la new entry Marco Castellari, questo è
il bello del Trail Running, 4 squadre diverse sedute assieme allo stesso tavolo a mangiare, scherzare
e condividere tante cose.
Ho voluto fare io la notte, mi ha sempre affascinata, anche se fino a quattro anni fa i sabato sera li
passavo a fare after e vita balorda, non avrei mai immaginato ai tempi di trovarmi a 29 anni a
passare un sabato sera correndo per 60km tra i boschi appenninici.
L’anno scorso il Running Oltrepò è stato protagonista ad Abbots 2018 con il poker femminile: la
mitica Marika che si è gustata tutti i 125km e poi Paola, Barbara, Miky ed io che abbiamo fatto la
staffetta a 4, 30km ciascuna. Voglio ricordare questo quintetto, perché è stato con me nei miei 60
km, da Bardi a Bobbio, dalle 21,30 di sabato alle 8.30 di domenica.
Bardi, col suo emozionante castello sulla rocca, già vederlo al mio arrivo in macchina mi ha fatto
venire i brividi e una lacrimuccia.
Non ho mai corso da sola, dal primo all’ultimo km ho pensato a tutte le persone che mi sono state
vicine in questo periodo. Il primo il mio super coach, Federico Bertone, che da un anno mi sta
seguendo in tutte le mie follie, mi ha preparata in modo eccezionale, nessuno si aspettava un
cronometro come il mio, manco io!
I miei primi 60km, sì perché più di 48km non ho mai fatto, ma ormai è accertato che le lunghe sono
le mie gare, ogni km tra i boschi, per i sentieri, sui crinali, sulle cime, giù per le discese, mi carica
sempre di più.
Da gennaio, sono sincera, ho affrontato mesi duri, tanti allenamenti, tanta dieta, tanti bassi,
tantissimi bassi che mi hanno anche spaventata un po’...quante volte mi sono chiesta dove volessi
andare!
Per fortuna è arrivato il 27 di aprile, ho indossato il pettorale e tutto è passato. Sono partita alle
21.30 di sabato sera, subito la salita del monte Lama (punto più alto di tutta Abbots) dove ho
raggiunto altri due atleti della staffetta a due, ho voluto farla con loro perché avevo un po’ di paura,
60km sono tanti, non li avevo mai fatti, non volevo bruciarmi subito. Sul Lama ho incrociato tanti
amici che stavano percorrendo tutta Abbots, tra cui il mitico Elio Piccolo, cofondatore e
organizzatore di Abbots Way, oltre ad essere persona splendida dal cuore gentile, quest’anno si è
messo in gioco anche lui assieme alla sua dolce metà Elisa. Quanta energia mi hanno trasmesso e
che enorme regalo darci Abbots Way!
Giunta sul Lama tanti dicevano: “guardate giù le luci della pianura”, sì, affascinante, ma di più era
spegnere la frontale e guardare il cielo...sono stata fortunata ad aver la testa coperta dalla stellata di
sabato sera, e qui pensavo a Marika e a tutte le volte che mi diceva “spegni la frontale e guarda in
alto”.
La discesa del Lama, Renato (il nostro Presidente che ci ha assistito per tutti i 125 km) mi aveva
avvisata che il primo pezzo era un po’ esposto...no problem, ho messo giù il mio posteriore e mi
sono fatta scivolare giù.
Tanti amici mi hanno parlato delle “piscine del Lama”, ovvero un tratto pieno zeppo di
pozzangheroni...ci pensavo ma a causa del maltempo dei giorni precedenti ci sono state tante
piscine e tanto fango da Bardi a Bobbio, ma Elio ci aveva avvisati che la seconda parte era bella
infangata.
Durante il percorso dal Lama al passo del Groppallo c’erano tratti che io volevo correre un po’ di
più ma gli altri staffettisti mi tiravano il freno dicendo che era lunga, che era meglio tenersi. Dal
Groppallo però ho fatto di testa mia, mi sentivo in forma e volevo correre, e soprattutto avevo
freddo nonostante fossi bella coperta, così ho lasciato il gruppo e sono andata da sola verso Farini, a
pochi km da Farini incrocio Renato che ha approfittato anche lui per allenarsi un po’ e mi è venuto
in contro accompagnandomi fino a Farini. In base a Farini ho beccato anche il mitico Marco che
nonostante la fatica appena fatta era in piedi a sostenermi, altra bella carica!
Ora mi aspettava la lunga salita a Sella dei Generali, io, la mia bronchite, le stelle e la natura. Avevo
un obiettivo: volevo vedere l’alba a Sella dei Generali, e contro ogni pronostico così è stato. Al
ristoro appena prima di Sella avevo chiesto quanto mancasse al bersaglio perché volevo essere su
per l’alba ma non erano così fiduciosi che io facessi in tempo...ma io ho più testa che gambe, stavo
bene, stava albeggiando e l’aurora mi stava dando nuova energia. Sull’ultima salita di Sella ho
pensato alle mie amiche, Marika, Paola, Barbara e Miky, così ho usato l’ultima carica del telefono
per mandare un vocale a loro, perché mi hanno dato tanto e in quel momento era come se fosse un
nostro allenamento collettivo. Mi sono tirata il collo, ero tra il 40 e il 45esimo km, mi sono messa a
correre con tutte le energie l’ultima parte verso Sella ma sono arrivata all’alba, ho pianto (come se
non succedesse mai, diciamo che mi emoziono facilmente) e lì mi sono concessa una foto, perché
quello dovevano vederlo tutti, tutti devono vedere che meraviglia ci regala la natura e che regali ci
danno i nostri sforzi.
Scendo da Sella verso Coli, cominciavo ad essere stanca, in fondo avevo dormito solo 4 ore tra
venerdì e sabato, ed ero attorno ai 50km, ma qui mi è venuta in mente Miky che durante gli
allenamenti quando avado in down mi dice “dai, piano piano” col suo tono che trasmette armonia e
tranquillità, questa voce mi ha tenuta compagnia gli ultimi 10 km. A un km da Coli vedo Renato che
mi è venuto in contro, sia ringraziato sempre, io ero in crisi da 5km, continuavo a correre, ma ero
davvero in crisi...il suo incitamento mi ha dato tanto. A Coli ristoro veloce e via, volevo arrivare,
volevo Bobbio il prima possibile perché ero davvero stanca, mi ero spremuta tutta per Sella dei
Generali, quindi nella mia testa era “più veloce vai e prima arrivi a Bobbio”...così ho affrontato il
tanto temuto canalone che porta a Bobbio. Da Coli vedo le antenne del Penice e ringrazio Fabio
Sacchi per avermelo ricordato pochi giorni prima, poi vedo il Lesima, il mio Lesima che mi ricorda
tanto il mio nonno alpino.
La discesa per Bobbio si tratta di una bella discesa tecnica, che con 55 km alle spalle si sente tutta,
ma io ero stanchissima, quindi correvo per togliermela il prima possibile. Arrivo al ponte Gobbo,
piango, mi infilo gli occhiali da sole perché mi vergognavo, arrivo nel paese, mi perdo nel paese a
100m dall’arrivo forse per la stanchezza o forse per l’entusiasmo, percorro il rettilineo finale ed è
fatta! Bobbio è nostra!
Mi ricordo che a Coli ho detto a Renato “se tengo botta arriviamo terzi”, ma solo per soddisfazione
personale perché pensavo che premiavano le staffette insieme a quelle composte da 4 componenti, e
quindi più veloci...e invece siamo riusciti a prendere il bronzo, quindi grazie Marco per aver
compiuto questi km e aver permesso questo risultato!
Grazie super Fedecoach, non è semplice stare dietro a tanti atleti, soprattutto non è semplice stare
dietro a me, ma lui hai sempre la capacità di tirare fuori il meglio in tutti noi, questa medaglia è
anche sua!
Grazie Renato, in pratica si è sparato anche lui 125km, ci ha seguiti supportato e sopportato, ci è
stato dietro manco fossimo i top runner, ogni volta che provava a riposare io lo svegliavo per
risolvere problemi, e certi potevano anche aspettare, ma lui senza mai lamentarsi si è piegato a
noi...il nostro Presidente è differente!
Grazie a Marika, Miky, Paola e Barbara, avere delle amiche come voi è speciale. Condividiamo
ormai tanto e siete state fondamentali in questi mesi.
Grazie a tutti gli amici trailer dell’Oltrepò di ogni team che mi hanno accompagnata in tanti
allenamenti, Antonia Cavanna in primis ha affrontato con me tanti km!
Grazie a mamma, papà e fratello che seguono e sostengono ogni mia follia!
Grazie alla mia società, Running Oltrepò, che ci ha seguiti dal primo all’ultimo minuto, siamo
molto vari e quindi ancora più speciale ricevere il sostegno e i complimenti da tutti loro!
Grazie al quartetto di Vito, Fabio, Marika e Miky che sono venuti fino a Bobbio per vedere
l’arrivo...scusate se sono arrivata un po’ prima!

GTM 2018

 

Ciao amici runners, come molti di voi sanno, domenica 17 Giugno si è svolta a Garbagna una delle manifestazioni clou della primavera/estate , il GarbagnaTrailMontebore 2018. 

Sugli scudi  le corvette Michela Sturla, seconda assoluta nella distanza 21K!! e Sabina Vercesi in grande spolvero nella 42K!!  

Proprio Sabina ci racconta la sua avventura:

Questa volta ho volute fare la persona con giudizio…beh, decidere di fare la 42k a Garbagna sotto il caldo di giugno non so quanto giudizio si possa avere, ma almeno ho lasciato che chi se ne intende mi preparasse. Ed ecco che anche per me arriva il momento di mettermi sotto le ali di super coach Federico Bertone a cui devo tanto per aver portato a termine questa fatica.

Garbagna è tosta, quest’anno il chilometraggio è aumentato, ma la difficoltà più grande era superare tutto con il gran caldo. Non so quante persone mi abbiano dato dell’incosciente a fare una cosa del genere, non so quante volte mi sono sentita dire che avrebbe fatto troppo caldo e gli ultimi giorni questo mi sconfortava un pochino, ma io sono peggio degli adolescenti, più mi dici di non fare una cosa e più per me diventa una sfida da affrontare.  

Armata di 4 litri d’acqua ingurgitati il giorno prima, mi trovo la mattina della gara con super Miky e il mitico Willy, che faranno poi un garone sulla 21k (Miky 2^ assoluta giusto per dire!). Arrivati in piazza Doria si sente già aria di festa…ma che bella è Garbagna e tutte le persone che ci sono! In coda per il ritiro pettorali mi ricordo di aver detto a Miky: “Ogni volta che sono in mezzo a tutti questi fisicazzi mi chiedo che cavolo ci faccio qui!” Fortuna che la mia socia ha sempre parole che spronano! Poi arrivano loro, i cinghiali dell’Oltrepò Trail con cui ormai condivido gran parte delle mie avventure, ragazzi speciali che hanno la capacità di farti ridere nonostante tu te la stia facendo sotto. Fedecoach mi dice di non diventar matta per i cancelli che mi aveva dato…certo, subito la mia testa malata a pensare di fare meglio!

Ci siamo, partenza e via, ma via tutti davvero, io non so che carburante mangiate al mattino, in meno di 10 minuti erano già tutti spariti! Rimarrò bene o male sola per tutto il tragitto, ma la cosa ormai non mi spaventa, anzi, mi vivo fino in fondo la mia gara, mi ascolto e ascolto il mondo esterno.

A parte il mio solito formicolio al piede nei primi km mi sentivo bene, ho affrontato la prima parte di gara con molta energia, riuscivo a spingere bene nelle salite, non mi ammazzavo in discesa, stavo facendo una gara con la testa. Il passaggio intermedio al 21^ in mezzo a Garbagna è stato di grande aiuto. Gli organizzatori ti danno una carica enorme e Renzo mi ha fatto sentire protetta e coccolata! Ero un’ora esatta in anticipo sulla tabella di marcia e anche questo mi ha fatto stare tranquilla.

Riparto per la seconda parte, ancora più carica, forse perchè sapevo che su quel tracciato c’eravamo solo noi disperati della 42! Non c’è voluto molto a pensare che gare come queste fossero le mie gare, nonostante siano bellissime anche le alter più corte, ma con le lunghe mi sento più a mio agio. Pensare di passare ore e ore in mezzo alla natura, facendo quello che mi piace, vedendo paesaggi mozzafiato che quando mai li vedresti, il mettersi alla prova e provare anche a superarsi…fantastico!

La seconda parte l’ho fatta tutta col sole battente e devo ammettere che mi ha messo a dura prova, mentre prima riuscivo a correre qualche salita ora invece regnava il disagio, a malapena prendevo un po’ di ritmo nei tratti pianeggianti oltre alle discese. Sapevo che in momenti di crisi avrei potuto chiamare la mia socia Marika che mi avrebbe dato sostegno e ammetto che dal 35^ al 41^ ero molto vicina a voler sentire la sua voce! Sì, fino al 41 perchè fino alla fine ti devi arrampicare! Però Garbagna merita tutta quella fatica, e merita di farla per intero perchè è un paradiso!

Arrivo in paese mantenendo l’ora di anticipo sulla tabella, vedo il mitico Marco Bava (alias angelo custode), subito dopo mio padre che mi incita per gli ultimi metri e al traguardo mia mamma e tutti i ragazzi a festeggiarmi come se fossi stata la prima!

Bella gara, bel percorso, bella festa, bella Garbagna, belle persone, tutto bello!!!

Un enorme grazie a Fede per la preparazione, forse non sarei riuscita manco a correre le ultime discese altrimenti! Grazie a Paolino che mi ha seguita in tutti gli allenamenti! Grazie a tutte quelle persone che hanno creduto di potercela fare, e grazie alla mia squadra che mi ha aspettata alla grigliata sociale con un bel ristoro vegan tutto per me fatto dalla mia tora Marika!!!

Sabina

 

THE ABBOT'S WAY 2018 L'anno delle corvette!!

INTRO

Ciao a tutti, nelle righe qua sotto troverete il racconto scritto da 4 ragazze speciali che la scorsa settimana con tenacia, spirito di squadra e tanta allegria hanno corso in staffetta la mitica Abbot’s Way.

Le condivido così, in modo spontaneo sperando che leggendole possiate respirare almeno un po’ di quell’aria magica che per due giorni ci ha accompagnato in questa fantastica avventura!

Da parte mia, in qualità di presidente del  Running Oltrepò e accompagnatore non posso far altro che ringraziarle senza dimenticare Marika che invece che a staffetta ha pensato di corrersela tutta da sola compiendo un impresa che per la nostra società è unica!

 Ancora una volta mi hanno reso orgoglioso di questo grande gruppo!!

Renato

 

    Paola

"Era una fredda mattina di gennaio quando durante una corsa con Michela lancio l'idea di una Abbot's way a staffetta. Subito mi dice di sì, reclutiamo anche Barbara e Sabina e via con l'iscrizione, indietro non si torna!
Non nascondo assolutamente i miei timori, 30 km non li ho mai fatti, di trail ne so poco, ma tra un allenamento e l'altro, un aperitivo e una chat WhatsApp, riesco a capire come muovermi e cosa portare.
Arriva la mattina della gara, sembriamo quattro ragazze in gita, riuscire a fare squadra anche in uno sport individuale è per me una gioia, condividerlo con delle amiche la è ancora di più.
Alla partenza tutti sembrano più: magri, allenati, preparati, attrezzati, più tutto di me!
Ma mi ripeto che in fondo io devo farne solo un pezzetto, ho la cattiveria per arrivare al cambio (forse), Marika deve farne 125!
Partiamo, con un unico pensiero, ne devo fare 15 di salita e il grosso è fatto. Subito per fortuna ci immettiamo in un budello, impossibile correre, si cammina in fila indiana e così è per circa 5 km. La strada si allarga, ci sono tanti tratti su asfalto,mi recupera un ragazzo di Parma che resta con me fino al 18esimo km. Arrivata a Sella dei Generali trovo Renato che mi affianca e mi invita a guardarmi intorno per godere della bellezza del paesaggio, ma non credo di avergli dato molta soddisfazione...(Scusa Pres!)
Arriva quella che doveva essere la parte più "facile", discesa lungo i sentieri e gli ultimi 2 km su asfalto, peccato che puntuali arrivino i crampi a farmi soffrire. Stringo i denti, al 24esimo chiamo Michela, sono contenta, felice, sto arrivando... Finché non sento una voce poco dopo che mi dice:"Dai Paola stiamo andando bene!" Sarà Davide? Ehm no.. sono io che mi parlo da sola!
Arrivo dopo quasi 30 km e qui davvero vedo Davide! Ultimi metri scortata dalle ragazze e cambio alla Barbara! Mi riposo un po' e andiamo a seguirla lungo il percorso, aspettiamo il suo arrivo a Bardi che ci aspetta con la sua fortezza. Da lì cambio a Michela e riesco a seguirle solo tramite WhatsApp ma mi aggiornano e riesco ad essere partecipe della loro, della nostra impresa, con l'arrivo di Sabina a Pontremoli.
Grazie amiche è stata una giornata indimenticabile, e grazie Davide, Renato e Fabrizio, un supporto fondamentale".

    Barbara

"Tutto inizia quando parlando con Paola dico che sono stufa di fare le solite gare ed ecco che mi propone di fare l'abbot's way a staffetta dove accetto immediatamente con entusiasmo . Non avendo mai fatto trail, tra l'altro così impegnativi,chiedo consigli e informazioni ad amici sulle tipologie del percorso,  in particolar modo il mio tratto. All'inizio il fare la staffetta e condividere questa esperienza con Delle amiche mi entusiasma molto ma alcuni giorni prima della gara il timore di non farcela aumenta non tanto per i km ma per la tipologia di gara. Arriviamo al giorno della gara dove tutte e 4 assieme ci dirigiamo a Bobbio per accompagnare Paola alla partenza. Dopo aver assistito la partenza molto emozionante sul ponte gobbo ci avviamo verso Farini. Finalmente tocca a me dare il cambio a Paola e parto. Affronto i primi 10 km con entusiasmo, i km passano  velocemente senza troppa fatica dove saliamo verso Groppallo, più avanti trovo le mie compagne e Davide ad attendermi dove mi incitano . Con tutta questa carica ed entusiasmo ops...... sbaglio strada  e dopo circa 2 km mi accorgo dell'errore, torno indietro  alla ricerca del sentiero corretto (era il mio più grosso timore della gara ed è successo) . Rientrata sul percorso corretto trovo alla mia ricerca Micky e Saby,vedendole mi sono rincuorata e ricaricata per affrontare la salita del monte Lama. Quindi con fatica raggiungo la vetta più alta del mio tratto, siamo a 1350m dove a sorprendermi c'è la pioggia e qualche chicco di grandine a farmi compagnia ma ci sono tre ragazzi con i quali ci scambiamo qualche parola di conforto. Quindi iniziamo a scendere per 9km circa sopra un terreno sdrucciolevole in una discesa interminabile . Finalmente vedo in lontananza la Fortezza di Bardi, quindi ancora un piccolo sforzo ed è fatta.. .percorro gli ultimi km e l’ultima salita dove sento le urla Delle mie compagne , ci sono anche Renato e Davide ad accogliermi..
L'abbot's way oltre ad essere una gara è stata una bellissima avventura che ho condiviso con delle persone speciali . Grazie Paola, Micky, Saby
a Renato e Davide per il supporto e a Fabrizio per la preparazione".

 Michela

"...che poi, quando fai l' Abbot's e la fai in staffetta con amiche, ti rimane ben poco dei 35 km corsi..non che non sia stata dura, anzi... Ma quando ripenserò al 28 aprile 2018, avrò davanti agli occhi  la partenza a Bobbio, il passaggio sul ponte. Tanti partenti staffettisti come noi, ma il mio cuore lì era con super Marika che di km ne avrebbe percorsi 125...e sapevo che li avrebbe percorsi! L' Abbot's mi ricorderà  2 mucche e 2 asinelli che abbiamo avuto davanti alla macchina per un km prima di Farini e che non ne volevano sapere di darci la precedenza, sarà la voce squillante di Paola che al 26°km mi ha chiamata dicendo che stava arrivando..L' Abbot's sarà la concentrazione di Barbara al passaggio a Groppallo che avrebbe fatto invidia ad un centometrista!

Avrò davanti agli occhi lo spettacolo di un paesino incantevole qual è  Bardi e l' arrivo di Saby a Pontremoli..un missile!! che fatica arrivare al traguardo con lei… ma una volta tagliato il traguardo gli abbracci e l' emozione di avercela fatta spazzano via ogni fatica.

Questa è stata la mia gara e a dire il vero non solo perché manca il 29 aprile, altra giornata indimenticabile.

Per quanto riguarda la mia frazione, come dice Nives Meloi, bisognerebbe partire senza nessun altro peso che non sia il tuo zaino e quello del tuo corpo. Non era questo il giorno, non era questo il caso. Le gambe volevano andare ma la testa si rifiutava, a volte accade..anche senza un motivo apparente.. Per fortuna c'era il cuore, che mi incitava a sbrigarmi per permettere a Saby di partire con la luce e tra una salita e un falso piano (ma le discese dov' erano???) arrivo a Borgotaro... Grazie amiche e amici per quest' avventura e grazie ancora una volta alla corsa, senza la quale non avrei conosciuto persone e luoghi meravigliosi.."

 Sabina

"30 km li posso fare, 30 km a lama quello mi è molto più difficile, ma dovevo almeno provarci per le mie compagne di squadra. Avevo l’ultimo frangente di gara, la notte, ma ho voluto vivere tutta l’avventura dall’inizio, dalle 4 del sabato mattina, perché eravamo una squadra ed è questo che la staffetta di lascia più di tutto. La corsa in generale è uno sport individuale, ma la staffetta unisce, corre una per tutte! Paola, Barbara e Miki in successione, non riuscivo a riposare perché la mia mente era con loro e per quello che avrei dovuto affrontare. Non ho potuto preparare una gara così veloce, quindi i dubbi erano tanti e soprattutto era tanta l’agitazione per essere all’altezza delle altre mie tre socie, talmente tanta che lo stomaco ha cominciato a ribellarsi, ma ero felice di condividere con loro questa bellissima esperienza. Siamo a Borgo Val di Taro io e Barbara ad attendere Miki, ed eccola che arriva, batto il cinque e parto, portando con me la forza di altre tre super atlete. L’inizio era una bella salita corribile e cerco di spingere un po’, forse troppo quando al 6° km incrocio Miki e Barbara che mi dicono di rallentare per non scoppiare, ma non mi importava, il mio obiettivo era dare più di quello che avevo. 1000 m circa di dislivello nei primi 13/15 km, accendo la frontale e inizio a salire con mani alle ginocchia. Comincio ad avere freddo ma non mi interessava, dovevo andare, non volevo perdere tempo per coprirmi.

La notte, la solitudine...beh, mica tanta dato che son sempre stata accompagnata da cinghialotti che probabilmente mi prendevano per pazza! Ad ogni modo tutto prendeva magia, un altro mondo. Arrivare in cima al passo del Borgallo in piena notte mi ha regalato un attimo di potenza, quel sentirsi invincibili che mi ha dato ulteriore spinta per accelerare ma, aimè, l’essere incosciente lo si paga ed ecco che arrivano i crampi allo stomaco. Faccio finta di niente, corro a ritmi che in quel momento non volevo manco sapere, ma qualche volta lo stomaco ha avuto la meglio, perdo qualche secondo, riprendo subito perché al traguardo c’erano le mie socie che mi aspettavano e ogni volta che andavo in crisi pensavo alla mia tora Marika che doveva farne 125!!!! Ed eccomi a Pontremoli, talmente stanca che fatico a mettere a fuoco le figure ma riconosco la voce di Nicola che assieme ad Anna sono venuti al traguardo, mi danno nuova energia, prendo per mano Miki e Barbara e corriamo assieme sotto il gonfiabile dell’arrivo! Mi hanno sempre detto che fare la Abbots a staffetta fosse divertente...è assolutamente vero! È divertente condividere un viaggio e ci ha regalato quello spirito di squadra che nel nostro sport è raro trovare!"

Maremontana 2018 "Dalla sabbia alla neve"


Per me Maremontana non è stata solo una gara ma un viaggio ricco di amici, luoghi e avventure! Mai affrontato fin’ora una distanza del genere, 45km, poi mettiamoci pure il super dislivello e tutti i miei amici potranno confermarvi l’agitazione che avevo addosso! Assieme alla ciurma composta da Renato, Marika, Vito, Marco, me e il fantastico Russel siamo partiti assieme sabato pomeriggio direzione Loano. Arrivati siamo andati subito a ritirare i pettorali...”subito” per dire perché grazie alle mie ovvie e chiare indicazioni siamo finiti a Borghetto Santo Spirito, così ci siamo sparati quei 9km a piedi giusto per scaldarci per il giorno dopo. Al ritiro pettorali incontriamo gli amici di Cantieri Sportivi assieme al mitico Marco Bava che mi accoglie con il suo splendido calore, mi ha fatto un enorme piacere riabbracciarlo! Io e Marika andiamo al porto per briefing e vedere l’anteprima di Duality, un film sulla doppia vita di 4 donne runners pazzesche, che carica! Cenetta tranquilla in albergo con gli amici Willy e il Bebo e subito a nanna che ci saremmo dovuti svegliare alle 4 (cambio ora compreso). In camera con Marika e Russel abbiamo girato nel letto tutta notte, avessimo chiuso mezzo occhio per 10 minuti e invece niente di niente, l’ansia per la gara ha avuto la meglio. Colazione bella abbondante assieme ad altri runners dell’albergo, salutiamo Renato che correndo la 20k si sarebbe alzato più tardi e via al buio e gelo verso la partenza. Sinceramente non ricordo a che pensassi in quel preciso momento ma sicuramente speravo che il mio fisico resistesse, che la sciatica mi lasciasse in pace, e di finirla nel tempo massimo. Avevo paura, tanta tanta paura, mi guardavo attorno ed ero circondata da super trailers...che cavolo ci facevo lì?! Fortunatamente arriva lo sparo di inizio e via, giù per la spiaggia per qualche metro e subito perdo gli altri tre soci ma sulla passeggiata mi recupera Marco e andiamo a raggiungere Vito per percorrere assieme la via fino al famoso imbuto dove parte il sentiero. Purtroppo uno spiacevole evento ci ha costretti a rallentare maggiormente, perdiamo Marco ma io resta aggrappata a Vito e assieme percorriamo la prima mega salita. Uno scenario spettacolare, al buio (che mi gasa tantissimo), alzo lo sguardo e vedo una fila di lucine avanti che salivano lungo il percorso, subito dopo invece l’alba mentre noi eravamo già alti così da godersi uno scenario che non si può raccontare, è da vivere! Non so come, forse la bella compagnia che avevamo attorno, ma affrontiamo la prima infinita salita con la giusta fatica ma senza morire eccessivamente. Vito prende la distanza e se ne va. Proseguo da sola, anche se sola non la sono mai stata, e arrivo al primo ristoro dove incontro Marco appena volato per terra. Facciamo qualche km assieme e alla prima discesa ne approfitto del mio punto forte e vado. Io amo il terreno ligure, è roccioso, compatto, stabile sotto i piedi, mi ci diverto da matti! C’era un’aria assurda, freddo, in certi punti invece caldissimo, poi di nuovo freddo, la neve, ma che posti ragazzi, che luoghi, che patrimonio che abbiamo! Dalla sabbia alla neve è lo slogan di questa gara, e noi abbiamo assaporato ogni centimetro tra questi due poli! Il personale lungo il percorso è da ammirare, per tutte quelle ore al freddo sempre gentili e disponibili, delle persone davvero splendide!!! In tutti i km che facevo mi sorprendevo per come reagivo, non avevo mal di stomaco, ma non avevo neanche fame, ho gestito bene l’idratazione, non ho mai avuto il mio classico male alle gambe dopo le salite, tutte sensazioni estranee a me ma per fortuna che erano queste! Solo verso il 38° comincio ad avere un po’ di crisi quando scopro che il percorso è stato allungato di 3 km. Uno pensa “hai fatto 45, 3 in più che vuoi che sia?” Vero, ma la testa non la pensa così! Ho arrancato per tre volte quella che doveva essere “l’ultima salita”, continuavo a guardare l’orologio, ero di gran lunga entro i tempi ma ero stanca e volevo finirla il prima possibile. Arrivo in paese dove vedo gente che mi applaude e mi incita, incrocio Renato ad attendere Marika, ultimi metri sulla sabbia (avete sentito tutti le mie imprecazioni?) ed eccomi sotto l’arco dell’arrivo, birra in mano e un’altra avventura da tenere stretta nei miei ricordi!!!! Grazie a tutta l’organizzazione della Maremontana, al personale dell’albergo che ci ha ospitato, agli amici ritrovati e ai miei soci di viaggio con i quali, e grazie ai quali, ho potuto vivere una delle esperienze più belle della mia vita!

 

Sabina